Circa 2.800 soldati di 10 Paesi europei parteciperanno a novembre alla prima esercitazione della Forza multinazionale per l’Ucraina (Mnf-U). Lo hanno annunciato in una nota i ministeri della Difesa di Regno Unito e Francia. L’esercitazione, chiamata Koalicja (“coalizione” in polacco), si terrà dal 9 al 22 novembre a Nowa Dęba, nel sud-est della Polonia, e servirà a verificare se e in che misura la forza sia in grado di schierarsi in caso di cessate il fuoco tra Russia e Ucraina.
Partecipano le forze armate di Belgio, Estonia, Germania, Francia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito. Il contingente più numeroso è quello francese, con 1.100 militari. Sono previste operazioni a terra e in aria, con droni e sistemi anti-drone, ma senza carri armati. Parallelamente, la Turchia guida da Istanbul una simulazione navale di sminamento nel Mar Nero.
La Multinational Force – Ukraine è stata creata nel marzo 2025 ed è guidata da Parigi e Londra, con quartier generale operativo nella capitale francese. L’esercitazione era stata decisa al vertice di luglio della “coalizione dei volenterosi”, il gruppo di Paesi impegnati a garantire un eventuale accordo di pace.
“È una tappa fondamentale, perché sarà una dimostrazione concreta della capacità della forza di schierarsi non appena le ostilità saranno finite”, ha dichiarato il generale francese Armel Dirou, co-comandante dell’esercitazione, che dovrà superare difficoltà logistiche e “culturali” tra eserciti diversi. Il suo omologo britannico, il tenente generale Tom Bateman, ha precisato che non si tratterà di una missione di peacekeeping né di monitoraggio del cessate il fuoco: “Non è concepita per operazioni offensive. Il suo scopo è fornire rassicurazione e sostenere la rigenerazione delle forze armate ucraine”. Più netto il ministro della Difesa britannico, Wes Streeting: “Non è un piano ipotetico, è una forza reale, pronta ad aiutare l’Ucraina quando i combattimenti si fermeranno”.
Mosca non ha ancora reagito all’esercitazione, ma la sua posizione è nota. Nel settembre 2025, a Vladivostok, Vladimir Putin aveva definito le eventuali truppe straniere in Ucraina “obiettivi legittimi” e una “minaccia” per la Russia. A ottobre il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha accusato l’Europa di “fare di tutto perché la guerra in Ucraina continui”. Intanto il ministero della Difesa russo ha riferito di 212 droni ucraini abbattuti nella notte, mentre Mosca continua a negare di colpire obiettivi civili.
Le manovre si svolgono a cavallo del tavolo negoziale. Il 10 e l’11 novembre si terranno ad Abu Dhabi i colloqui tra Russia e Ucraina, con gli Stati Uniti nel ruolo di mediatori, per concretizzare l’obiettivo di porre fine alla guerra indicato dal presidente Donald Trump. Lo ha spiegato in un post su X l’inviato americano Steve Witkoff: “Le discussioni si concentreranno sugli assetti di sicurezza nel dopoguerra, sulla de-escalation, sugli interventi umanitari e sui passi successivi verso la pace”. Questa settimana, ha aggiunto, i negoziatori americani incontreranno a Bruxelles i rappresentanti di Francia, Germania, Regno Unito, Ue e Nato per discutere delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
Gli europei, però, non siederanno al tavolo di Abu Dhabi: il 28 ottobre il consigliere del Cremlino Jurij Ušakov ha dichiarato, secondo l’emittente statale russa RT, che i Paesi europei non saranno invitati ai colloqui.

